Virna Bussadori: necessitiamo di una visione paesaggistica strategica

intervista esclusiva per FranzMagazine



Virna Bussadori bolzanina, ha frequentato il liceo linguistico alle Marcelline e poi si è laureata in pianificazione territoriale ed urbanistica a Venezia. Dal marzo 2020 è direttrice della ripartizione “Natura, paesaggio e sviluppo del territorio” della Provincia di Bolzano.


Virna Bussadori, direttrice della ripartizione “Natura, paesaggio e sviluppo del territorio” della Provincia AA

Quanto valore ha la natura ed il suo paesaggio per lo sviluppo della nostra Provincia? In termini d’investimento e di visione del territorio stesso?

Sicuramente il nostro paesaggio alpino, di cui fa parte anche la componente naturale, è fondamentale nello sviluppo della nostra Provincia e garantire il giusto equilibrio tra tutela e trasformazione del paesaggio è necessario al fine di favorire sia la qualità di vita, sia un corretto sviluppo socio-economico. Salvaguardare i valori naturalistici e sociali che ogni territorio esprime è un’attività complessa e difficile poiché deve considerare molti fattori ed interessi spesso tra loro contrastanti.

Alle volte non è sempre facile coniugare la tutela della natura con la necessità di sviluppare nuove strutture o nuove infrastrutture.

Il paesaggio non ha solo una funzione visiva, ma esprime soprattutto valori ecologici importanti. Nella pianificazione bisogna sempre trovare un bilanciamento, ovvero confrontarsi con interessi spesso divergenti e coniugare aspetti tra loro diversi, quali l’economia, l’ecologia, la società, ma anche gli aspetti legati alla sicurezza idro-geologica, ecc.; soprattutto é necessario ricercare soluzioni che siano applicabili nel medio e lungo periodo. La pianificazione impone dunque di pensare all’insieme per delineare, nel pubblico interesse, visioni strategiche per il futuro della nostra provincia.


Come lavori per valutare le scelte?

Molte richieste di pianificazione arrivano direttamente dai singoli Comuni; a noi spetta la loro valutazione sulla base di diversi pareri che richiediamo agli uffici di competenza. Il nostro ruolo è di supervisione che siano considerati tutti gli aspetti e che le soluzioni proposte siano sostenibili.

Ad esempio, il settore turistico è molto importante per l’Alto Adige, ma anche in questo caso è necessario che le varie scelte effettuate a livello locale siano ponderate rispetto al contesto, al loro prevedibile impatto sulle risorse naturali e alla presenza delle necessarie infrastrutture al fine di non creare disequilibri per l’ambiente, il territorio o le realtà locali.


Quando riceviamo richieste per nuove zone turistiche, ma ciò vale anche per quelle produttive, artigianali o di qualsiasi altro tipo, è necessario verificare se la loro localizzazione e la loro dimensione risultano compatibili con le infrastrutture della mobilità – soprattutto pubblica, con i vincoli paesaggistici o architettonici, con i piani delle zone di pericolo, con quelli della zonizzazione acustica, con la disponibilità di infrastrutture primarie, ma anche con la presenza di risorse naturali come ad esempio la disponibilità l’acqua.

Soprattutto la verifica rispetto ai rischi idro-geologici è molto importante. Il nostro è un territorio fragile per la sua conformazione e molte aree possono essere a rischio di esondazione o soggette a frane o valanghe. Risulta dunque fondamentale considerare questi aspetti per non mettere a rischio infrastrutture e persone. Il cambiamento climatico non aiuta in questo momento ed i fenomeni stanno diventando sempre più forti e violenti. La pianificazione può tuttavia contribuire a mitigare questi fenomeni e soprattutto a rendere i nostri territori più resilienti.


Da quando sei alla direzione delle ripartizioni quali sono state le scelte più significative che sono state fatte?

La grande novità di quest’anno è stata l’entrata in vigore a inizio luglio della legge provinciale “Territorio e paesaggio”, che ha sostituito leggi in vigore ormai da diversi decenni in materia urbanistica e di tutela del paesaggio. La nuova legge ha portato una serie di novità, ma anche alcune difficoltà dovute al fatto che dopo così tanti anni le vecchie normative erano conosciute da tutte, mentre la nuova legge ha bisogno di essere, per così dire, assimilata.

La grande novità di questa legge è che prescrive ai Comuni la redazione di un programma di sviluppo ovvero di pianificare a livello strategico per un periodo medio-lungo, quindi di immaginare il futuro sviluppo dei loro territori senza necessariamente soffermarsi alle esigenze contingenti. A livello provinciale questo rappresenta una novità e una sfida per i comuni e per i tecnici. È un cambiamento di paradigma.


Qual è il piano di sviluppo del nostro territorio per i prossimi decenni?

Anche a livello provinciale dovrà essere redatto e approvato un piano strategico di sviluppo del nostro territorio; quello esistente risale a metà degli anni ’90. Come si può ben immaginare anche questa sarà una grande sfida soprattutto se si considerano i trend di livello globale che tuttavia si ripercuotono anche a livello locale. Penso ad esempio al cambiamento climatico, all’invecchiamento della popolazione, alla digitalizzazione dei servizi, alla globalizzazione dell’economia tanto per citarne alcuni. Tutti questi cambiamenti influiscono sul nostro modo di vivere e sulle strutture urbane e territoriali. La pianificazione deve essere in grado di anticipare le trasformazioni e di rendere le nostre città e i nostri territori resilienti al cambiamento.


Di quali investimenti gli altoatesini non si rendono a volte conto sono stati attuati per il benessere della popolazione stessa?

Il grosso del budget della mia ripartizione è investito nel mantenimento delle strutture tipiche e tradizionali del territorio agrario, così come nella gestione dei parchi e delle zone protette ed aiuta a tutelare una gran parte del territorio. Offriamo inoltre servizi di formazione all’interno dei centri visita dei parchi e visite guidate per far conoscere ai residenti e ai turisti le nostre bellezze naturali. L’estate scorsa molte attività sono state rivolte ai piccoli e ai giovani per sensibilizzarli verso la tutela della natura e per sviluppare sensibilità verso le aree protette che caratterizzano così specificamente la nostra provincia.


Quanto il turismo influisce nelle decisioni per le scelte ambientali?

Come già accennato, il settore turistico è un settore trainante dell’economia altoatesina. Si tratta dunque di ricercare l’equilibrio tra economia e salvaguardia del territorio e dell’ambiente mettendoli in correlazione. A volte non è semplice. Bisogna programmare un turismo sostenibile nel rispetto delle specificità dei nostri territori e che ne incentivi le opportunità. La situazione del Covid ha accentuato ancora di più questa necessità. Non possiamo sostenere un turismo di massa, né abbiamo bisogno di stravolgere i nostri territori, dobbiamo invece creare sinergie ad esempio tra agricoltura tradizionale, produzioni tipiche e di nicchia e turismo. Non abbiamo bisogno di realizzare strutture avulse al contesto e che nulla hanno a che vedere con la nostra identità culturale. L’agriturismo ad esempio non deve competere con le strutture a 5 stelle, ma rivolgersi piuttosto a chi sa apprezzare un’offerta diversa e più vicina a certi valori legati al territorio. L’agricoltura rimane un’attività importante, soprattutto quella di alta montagna per la conservazione e la salvaguardia del territorio che deve essere mantenuta e gestita.


La figura di una dirigente donna come viene considerata negli ambiti in cui operi?

Negli ultimi anni in Provincia sono state molte le donne nominate come direttrici di ripartizione, riconoscendo così il loro ruolo nella pubblica amministrazione e le loro competenze anche a livelli apicali. Sono stati fatti notevoli passi in avanti, ma non siamo ancora giunti da una parità lavorativa nella quotidianità.


A volte vieni definita “Landschaftschützerin”, è un grande onore, ma anche una responsabilità, come ti identifichi in questa definizione? Quali oneri porta con sé?

Lo vivo in positivo, il paesaggio ha un grande valore e per me è un onore, anche se non mi piace la parola “Schutz” (protezione) se non è intesa in termini evolutivi. Il paesaggio ha la necessità di essere messo a valore e non solo conservato proprio perché abbiamo un territorio unico riconosciuto a livello mondiale. Per me personalmente è un ruolo molto importante ed edificante.


Cosa ti auspichi che sia attuato in futuro che ancora non è stato discusso o preso in considerazione?

La visione strategica dello sviluppo della nostra provincia fino al 2050, insieme a tutte le misure necessarie a ridurre le emissioni a zero, rispettando i protocolli di Parigi. Mi piacerebbe vivere una provincia carbon-free e in una provincia che dà valore alla risorsa suolo, che è l’unica non rinnovabile e sulla quale si svolgono tutte le attività umane. Mi piacerebbe in definitiva che il consumo di suolo fosse portato a zero.

L’Alto Adige potrebbe dimostrarsi primo in Europa e nel mondo come provincia virtuosa, con un’economia circolare che ci aiuterà ad avere un presente ed un futuro sostenibili.


Cosa l’Alto Adige non ha ancora avuto il coraggio di fare?

Sinceramente credo che si dovrebbe cominciare a prendere le distanze dal sistema dei gruppi linguistici, aprendoci così all’Europa come avamposto linguistico. Dovremmo e potremmo essere un esempio in Europa, una regione modello per una crescita bilingue e l’apprendimento contemporaneo di altre lingue europee.


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Foto di Virna Bussadori

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