Renate König: buttarsi, crederci e resistere

intervista esclusiva per FranzMagazine



Renate König, nata a Bolzano, ma vive a Merano, è madre di due figli. Ha frequentato il liceo scientifico di Merano e poi si è laureata in Economia e Commercio a Bologna. È socia dello studio di commercialisti  König, Skocir e Kiem a Merano, vicepresidente di Alperia, Presidente del collegio sindacale della Forst e nel collegio sindacale dell’ IPES. Dal 2019 è diventata anche socia di Doorway plattform.


Renate König è una professionista conosciuta in Alto Adige. Non solo come commercialista di successo, ma anche come donna equilibrata e determinata a sostenere lo sviluppo industriale ed economico della nostra provincia, dando grande potenziale al Valore D ed alle idee nuove che si presentano nei più diversi ambiti della nostra società. Il suo impegno, sociale e politico, rispecchia la volontà di essere una voce protagonista.




Renate König

Da donna manager, che impatto ha avuto la pandemia sul nostro territorio?

Certamente come per tutti anche su di me ha avuto un impatto strano, l’incredulità e le diverse reazioni al virus. Soprattutto abbiamo visto la differenza tra il mondo tedesco ed il mondo italiano. Ho notato che il mondo tedesco era orientato a nord ed ha reagito come hanno reagito i paesi del nord avendo letto e visto la TV tedesca. Gli italiani si sono orientati verso sud guardando le informazioni provenienti dall’Italia. Questa particolarità mi ha meravigliato. Ma poi pensandoci ho notato che questa reazione rispecchia anche la politica degli ultimi anni in Alto Adige.


Le aziende in cui operi come si sono comportate?

Gli imprenditori hanno operato in modo simile. Per fortuna abbiamo tante aziende sane, con delle riserve di liquidità. C’è stato un blocco delle attività, ma la politica altoatesina ha risposto bene. Il sistema bancario ha retto, la liquidità ed i contributi sono arrivati. La prospettiva parrebbe in questo momento positiva, ovviamente se non arriva un secondo giro di Covid. La forza del territorio farà sì che, nonostante la crisi, fra qualche mese si potrà tornare ad una nuova normalità.


A me piacerebbe comunque che si trovasse una nuova dimensione. Alcuni meccanismi del passato non funzionano più e potremmo ripartire con nuovi valori: come quello della sostenibilità creando una base solida per un ambiente ed una società sostenibile. Storicamente i grandi eventi hanno fatto cambiare il mondo. Noi non avevamo ancora vissuto nessuna rottura, come quella dei nostri nonni. Il fermo e la rottura potrebbero portare ad una nuova dimensione, più in linea con i tempi e le necessità nostre e del pianeta.

Qual è stata la tua nuova visione della donna?

La donna purtroppo, tranne poche eccezioni, era assente nelle decisioni: l’abbiamo vista nei ruoli di cassiera o infermiera, ma ancora oggi nei ruoli decisionali ci sono dalla A alla Z solo maschi. M’immagino ed auspico che alle prossime elezioni comunali arrivino una serie di donne agguerrite, che si sono rese conto in questo periodo d’emergenza e di crisi, che bisogna mettersi in gioco, bisogna entrare nei CdA delle società, nelle presidenze delle associazioni, in politica in posizioni decisionali, bisogna fare in modo di arrivarci.


Dobbiamo far sì che a fare le nomine non siano più solo i maschi. Sindaci, direttori di ripartizioni, associazioni di rappresentanza di categoria, finchè ci saranno solo signori verrà riprodotta la classe dirigenziale maschile. La digitalizzazione aiuterà anche le madri con figli piccoli a partecipare attivamente e con costanza.

Da questa cenere spero nasca un movimento femminile nuovo. Io vedo attualmente un grande fervore nella nostra generazione e questo farà si che le donne nei prossimi anni si faranno sentire. Il mondo migliore sarà quello che darà valore alla diversity, dove uomini e donne insieme collaboreranno alla gestione di qualsiasi tematica, in politica come anche in azienda.

Nelle mie esperienze lavorative e politiche ho visto la necessità della cooperazione. L’attitudine al rischio e l’autorità sono componenti maschili, i quali possono essere anche utili in certi tipi di gestioni o trattative, insieme alla visione strategica, mediazione e condivisione degli obiettivi delle donne. Ormai, è un dato di fatto che le organizzazioni che hanno al vertice sia donne che uomini producono performance migliori delle altre. 


Anni fa anche tu hai cercato una svolta politica, cosa ti auguravi per il territorio?

La mia visione era più nazionale, che locale. L’autonomia la vedevo solida, la mia visione era di andare a Roma per tematiche nazionali: femminili, innovazione e sostenibilità. Era per dare una visione più sensibile al nostro territorio ed avere una voce in più su certe leggi e proposte.


Cosa rappresenta per te Merano?

Merano è una delle mie due città, dove sono nata. Non sono completamente meranese. Mia mamma era di Bolzano e lavorava li e cosi anche mia sorella. In questa estate 2020, la vedo come una cittadina di provincia un po’ addormentata. Abbastanza benestante e dove si vive molto bene. Purtroppo, negli ultimi anni ha perso il cittadino.


Il turismo ovviamente a Merano è fondamentale. È ora però di trovare un equilibrio che funzioni per l’ambiente, i cittadini ed il turista. Attualmente è tagliata su misura per il turista, è una città abbastanza morta per i giovani. Si presenta come cittadina ambiziosa, ma quando vedi che i giovani fanno altre scelte si capisce che hai perso il dialogo e la speranza del cittadino. 

Per diventare una scelta sana o un'alternativa al target più giovane, la città dovrebbe aprirsi e digitalizzarsi. Offrire più alternative per la sera con luoghi d’ incontro e di scambio. Ha ancora una visione troppo pesante sulle persone mature ed anziane. Con un’offerta culturale che non prende in considerazione tendenze ed esigenze più attuali.


Come si fa a trovare la forza femminile?

È innanzitutto un lavoro di squadra: creando rete rete rete, a livello politico ed attraverso le associazioni.  Appoggiarsi l’un l’altra.  Ovunque io opero cerco di inserire donne. Anche se a volte risulto noiosa, bisogna averlo sempre davanti come obiettivo e come bene primario. La rete è quindi fondamentale.


Come è nato il progetto Doorways e perché hai deciso di investirci tempo e tanta passione?

L’idea è nata nel 2019 durante un master a Milano dove ho conosciuto i soci fondatori. Mi sono fatta appassionare della visione del business angel, che ha come obiettivo non solo quello finanziario di investire in società fare le exit ed ottenere rendimento. Quello che mi ha intrigato di più è stato l’aspetto umano e di crescita: conoscenza e ascolto sono opportunità per diventare game changer. Le start up portano visioni nuove e nuove opportunità. Idee e soluzioni che possono cambiare la vita. Doorways è una piattaforma online che avvicina investitori (business angels) interessati a startup innovative nazionali. È potrebbe diventare una finestra per avvicinare le start up del nostro territorio a investitori non solo locali ma nazionali 


Cosa l’Alto Adige dovrebbe avere il coraggio di fare?

Eliminare l’autoreferenzialità. Accogliere input buoni e fare vera innovazione. Accelerare e dare spazio ad idee e progetti brillanti con coraggio e in collaborazione tra aziende e persone. Non porsi sempre come ombelico del mondo, ma come parte di un sistema più grande. L’Alto Adige crede spesso che qui dobbiamo fare tutto da soli, invece di collaborare.


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Foto Renate König

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© Copyright Zoom - Cristina Ferretti,

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Redazione: Cristina Ferretti

Grafica: Aenima - Fabiana Marchesini

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