PRISCA CUDEMO-Il sorriso dietro la mascherina

Giovane infermiera bolzanina, diplomata alla Claudiana. Attualmente lavora all'ospedale di Bolzano nel reparto di Medicina Interna dal 2011. Non è un reparto Covid-19.



Cosa spinge una ragazza a scegliere la professione infermieristica?

Ci sono tantissimi motivi. Inizialmente avevo il pensiero di una sicurezza lavorativa, contemporaneamente volevo peró anche aiutarele perosne che soffrono, alleviare i dolori e sostenerli. Dopo quasi dieci anni ho compreso che non é un percorso semplice.  Ma le gratificazioni quaotidiane e a volte in un solo turno ti possono svoltare la giornata e la visione della vita. Ho scoperta che il grande valore umano é quello che ti dona di piú. Se una perosna ha bisogno di avere contatto con la gente é uno dei lavori più belli che si possono scegliere.

La tua formazione ti ha preparata poi alla vita quotdiano dell'ospedale?

I tre anni scuola non riescono a prepararti a pieno, perché il mondo lavorativo é molto piú ampio, forse come ovunque. Dopo alcuni anni, almeno 5, riesci ad avere una visione di tutti gli incarcichi e la coscienza totale del paziente. Il mestiere lo impari solo sul posto di lavoro. Invece a livello tecnico ero abbastanza preparata e da subito ho  potuto svolgere il mio lavoro.

Quando hai appreso del Covid-19 anche a Bolzano, dove sono andati i tuoi primi pensieri?

Al tempo ero in India in vacanza. Quindi ho pensato subito alla mia famiglia, ero preoccupata per mia sorella che ha un bimbo piccolo ed una in arrivo. A livello lavorativo mi sono chiesta cosa sarebbe cambiato. La prima cosa che ho trovato al mio ritorno sono state le mascherine e la solitudine per strada andando al lavoro.

Poi ho trovatoanche agitazione sul posto di lavoro; tanti protocolli per ogni stituazione. Ancor oggi vengono aggiornati quotidianamente.

Quando hai percepito la gravitá?

Quando i numeri sono saliti e avevamo casi nel nostro reparto, non essendo un reparto Covid, tutto lo staff medico ha ben compreso la gravitá e l'impegno che stava cadendo su di noi. Tutti si sono rimboccati le maniche.

Quanta paura vivete nelle vostre giornate?

Dipende dalle perosne. Io personalmente non ho paura. Ho una vita riservata e al lavoro, come anche le mie colleghe, siamo molto attente a noi ed ai nostri pazienti.

Chi ha una famiglia a casa invece vive questa situazione con molta piú preoccupazione.

La particolaritá é che abbiamo sempre avuto tante malattie infettive e mai si prendavano in modo cosi serio.

Abbiamo anche noi preso coscienza del valore che ha l'attenzione personale ed altrui.

Adesso dopo più di un mese di quarantena forzata cosa pensi del comportamento dei tuoi concittadini?

Fino a qualche settimana fa mi sembrava molto bene. Poi invece da quando hanno aumentato le distanze la gente gira e chiacchiera per strada. La distanza sociale e le mascherine rimangono la prevenzione  più importante. 

Proprio la prevenzione è risultata la  tematica che bisogna assolutamente sviluppare anche per il futuro. Vi è una certa ignoranza di tanti contenuti che sarebbe utile chiarire per tutte le fasce d'età. Forse una parte di igiene, che una volta veniva insegnata anche a scuola quando certe minoranze contadine approcciavano l'ambiente scolastico, dovrebbero venire riinserite. Una volta insegnavano anche a lavarsi i denti, per esempio.

Vi è una certa ignoranza di tanti contenuti che sarebbe utile chiarire per tutte le fasce d'età.

Quando hai cominciato a lavorare con i contagiati, avevi già un’idea precisa di che cosa ti sarebbe toccato?

A livello infermieristico eravamo state preparate, a livello umano invece no. Mi dispiace non abbracciare e sorridere. Sono gesti che aiutano moltissimo la degenza e la guarigione de pazienti. Il contatto umano è una medicina.

Il processo di distanziamento dai pazienti è stato progressivo. Nessuno ha il diritto di visita.  Alcuni pazienti sono morti da soli. L'accompagnamento alla morte è invece una fase importante, sia per i paziente, che per i familiari. Come anche il funerale che aiuta ad elaborare il lutto.

Molti sanitari sono stati contagiati, a loro volta? Nel nostro reparto non cosi tanti. Alcuni colleghi del mio reparto forse hanno contratto il virus fuori dall'ospedale. Stanno bene, per fortuna, e siamo felici che tutto sia andato per il meglio meglio.

Come è cambiato il vostro orario di lavoro?

Non é cambiato, ma siamo molto piú flessibili. Anche tra di noi. Se qualcuno non sta bene non puó venire a lavorare e quindi dobbiamo sostituirli, finché i tamponi non risultano negativi. Anche se fosse solo un raffreddore. I turni cambiano ma non gli orari.

Che differenza fa l'operato delle singole persone o dei team ospedalieri?

Tantissima. Il team è il cuore pulsante di ogni reparto. Grazie all'impegno delle perosne specializzate si possono affrontare le diverse situazioni.

Come riuscite a gestire la tensione?

Lavorando e prendendo degli spazi nostri, piú amicali con le distanze dovute, ma continuando la nostra vita dedicata ai malati. Chiacchieriamo e cerchiamo di continuare anche la vita di sempre. Aiutandoci.

Invece quello in cui hai riposto la tua piú grande speranza?

Ora, socialmente, siamo considerati degli eroi. Per noi una grande positiva novitá. Pensa che prima  del COVID-19 vi era una campagna contro la violenza contro il personale ospedaliero.

La persone aggrediscono molto spesso il personale sanitario. Anch' io sono stata aggredita molte volte durante i miei turni. Non fisicamente, ma verbalmente.

Il valore del nostro lavoro non veniva percepito. Mi auguro che la pandemia abbia fatto capire nella gente il valore anche di questo lavoro infermieristico e medico. E si renda conto che pagare le tasse è un gesto di generositá verso il paese e verso se stessi e i propri familiari.

A chi vuole intraprendere la tua professione che cosa consigli?

Di prepararsi e di non prendere sotto camba, ne la scuola, ne il paziente se poi si lavora. Per ogni paziente sei la speranza e un aiuto alla guardigione. La preparazione e la serietá  é fondamentale in ogni momento.  E bisogna avere sangue freddo.

Mi permetto di dire che non siamo dei missionari, ma dei professionisti con delle doti come in tutti i lavori.

Come cambierà secondo te l'ospedale dopo questa esperienza?

Forse si faranno piú scorte di dispositivi di protezione individuale.  Se trovano il vaccino potrá forse essere un piccolo cambiamento. Se invece non si trova le misure di sicurezza dovranno essere mantenute.


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Redazione: Cristina Ferretti

Grafica: Aenima - Fabiana Marchesini

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