Kathrin Fischer: Tabù, ormoni e donne

intervista esclusiva per FranzMagazine



Sembra facile essere e vivere sé stesse, semplicemente donne. Il mondo in cui viviamo ci chiede di essere mille versioni di noi stesse: positive, energiche e flessibili per ogni evento ed evenienza. Forse, attualmente, la sfida più grande della donna e per le donne, è quella della liberazione dai costrutti tradizionali e dettati da visioni maschili per divenire noi stesse: uniche, forti e fragili, inimitabili e fondamentali per la famiglia e per la società in cui viviamo. E soprattutto in Alto Adige, in cui la tradizione montana e tirolese hanno costretto per lungo tempo la donna ad essere ancora l’anima del fornello.


Insieme alla dottoressa Kathrin Fischer ho cercato di capire quali siano gli elementi fondamentali per la crescita dell’io femminile, per tutte noi, madri adulte e per le nostre figlie, amiche o compagne e per gli uomini che ci accompagnano nelle nostre vite: padri, figli, fratelli, compagni e colleghi. 




Dr. Kathrin Fischer

Kathrin Fischer è nata a Dobbiaco, ma vive a Bressanone, mamma di una bambina, laureata in Medicina e Chirurgia come anestesista a Innsbruck, si è specializzata in medicina complementare. Da molti anni segue da vicino le donne ed il loro universo, cercando di accompagnarle attraverso le sue conoscenze nelle diverse fasi della loro vita.


Innanzitutto, che cosa è la medicina complementare?

La medicina complementare comprende approcci curativi e terapeutici, che inizialmente non erano stati ammessi nella medicina tradizionale. Si cura con medicine naturali e per esempio con l’agopuntura. Si tratta di un approccio dolce e di solito senza effetti collaterali. Essa si basa tantissimo sull’ascolto e la comprensione da parte del paziente delle cose che gli accadono e del corpo di come si esprime al riguardo.


Come mai ha scelto una linea di medicina complementare e come mai ti sei specializzata nella donna?

Come anestesista si ha a che fare molto con le apparecchiature e fin da subito ho sofferto della distanza col paziente. Ho deciso di avvicinarmi alla persona. Casualmente a causa di una mia neurodermite mi sono avvicinata a delle pratiche diverse, che mi hanno convinto a scegliere una nuova vita e di dedicarmi con un nuovo approccio alla mia professione. Questa scelta mi sta danno molte soddisfazioni e intorno a me si è creato un bacino di relazioni che come un’onda si divulga e prende coscienza della donna nel suo essere più totale. Sono una di tre sorelle e per me il valore Donna l’ho respirato fin dalla nascita. 


Che approccio ha la donna altoatesina alla salute?

Le donne che io incontro sono molto aperte alla medicina naturale e sono disposte ad aiutarsi, a prendersi cura direttamente di sé stesse. Quando arrivano da me hanno già fatto un percorso di scelta e l’apertura verso un nuovo approccio alla propria salute è quasi sempre già avvenuta.  Le donne, in generale, non hanno tempo per pensare a sé stesse. Ma ho osservato, ed anche grazie all’informazione ed all’evoluzione del tema, la consapevolezza sta cambiando molto. Esse devono soddisfare molti ruoli ed attività, spesso non abbiamo il tempo di dedicarci a noi stesse, ma vi è molto forte la percezione che questo aspetto della vita deve assolutamente cambiare. Iniziando dall’alimentazione familiare, da stili di vita più corretti per sé stesse e per le proprie famiglie. 


Ho frequentato molti corsi che riguardano la consapevolezza, ne è risultato che

siamo molte propense al dare e meno inclini al ricevere.

Nei paesi dell’est le donne hanno un’altra formazione e sono più aperte delle europee. Da noi l’aspetto del perfezionismo estetico e organizzativo ha assunto delle dimensioni che non rispecchiano le realtà individuali: ci si concentra sulla casa, sui figli e sui mariti, sulla professione e purtroppo molto meno su sé stesse.  


È la cultura che ancora influenza l’atteggiamento della donna verso la salute?

Essere donna spesso è connotato con un senso di vergogna. Un velo culturale che ci accompagna dalla nascita.


È un tema collegato a molti tabù. Inizialmente familiari, legati alle tradizioni ed alla chiesa, ma, deriva in età più moderna anche da un mondo medico, dominato nei tempi da figure maschili, le quali non conoscendo l’animo femminile e basandosi meramente su aspetti tecnici e medici, hanno decostruito l’universo femminile, semplificandolo e a volte annullandolo nei suoi aspetti più diversi, intimi e profondi. 
Molte informazioni errate, come quella che gli ormoni fanno venire il tumore al seno, hanno condizionato il benessere psicofisico della donna.  Ignorando cosi una balance necessaria per il benessere e indebolendo la donna fisicamente e psichicamente proprio nell’età più critica, in cui però viene richiesta molta forza d’animo e di azione.

Perché si parla di sport e mai di ormoni?

La prevenzione porta con sé molta paura: cancro al seno, violenza. Lo sport è semplice da capire. L’animo umano e la sensibilità femminile sono più complessi. L’aspettativa di vita di una donna un tempo era tra i 40/50 anni, oggi si arriva fino ai 90 anni. Dobbiamo chiederci cosa posso fare per sostenere il mio sistema immunitario e come posso arrivare a quell’età in salute? L’aspettativa di vita ormai è un dato di fatto, ma come si può pensare di arrivare a quell’età se non si trovano delle balance ormonali e minerali? Gli ormoni per la tiroide vengono concessi con estrema facilità, mentre gli altri molto meno.  Nessuno pensa all’aspetto psichico della persona, che è fondamentale per la crescita dell’essere umano.


Dai 40 anni di età molti problemi della donna sono determinarti da disfunzioni ormonali. Essi possono apparire già 10 anni prima dell’inizio della menopausa. Prevenire e accompagnare le fasi della vita è di grande sostegno per il benessere della persona, e di tutte le persone che la circondano. Un po’ di più si parla dello scompenso ormonale durante l’allattamento; o della depressione post-parto, che è solo una semplice carenza di progesteroni. L’assunzione di quest’ultimi agevolerebbe notevolmente la convalescenza ed il recupero di energie della donna. 

Quanto l’educazione delle ragazze influenza il divenire donna?

Ci sono die detti popolari, quali: la maionese non si monta se hai le mestruazioni oppure la panna non monta ecc. Queste frasi che fanno sorridere, pongono la femminilità in una posizione di “disgrazia”. Una condizione minore, che addirittura può influenzare la materia. I detti, le battute, sono molto più forti di quanto ci si possa immaginare, purtroppo. E nelle società rurali e contadine sono addirittura un caposaldo dell’educazione.


Quando inizia l’educazione sessuale?

Organizzo da tempo dei weekend in cui le donne si raccontano e condividono le loro esperienze di crescita. Ancor oggi la maggior, con grande stupore, parte di esse non hanno ricevuto una vera e propria educazione sessuale. 

Oggigiorno non si può pensare che la famiglia sia l’unica fonte dell’informazione educativa. La società e la scuola hanno l’obbligo di sfatare i tabù. Io inizierei addirittura dall’asilo, rispondendo alle domande curiose con positività, gioia e normalità. Esprimendo la positività di un mondo che è in evoluzione e pieno di sorprese. Essere donna non è solo uno stato genetico è un mondo che cresce e che può crescere anche dentro di noi. La natura è donna e come la donna cresce e si evolve. Ed in ogni stagione mantiene la sua bellezza e il suo valore fondamentale. Essere donna è un valore che va condiviso con la famiglia e gli amici. La comunità è la forza della donna.


Come mai l’universo maschile non accoglie la donna in menopausa?

Le donne in menopausa o fioriscono o sfioriscono. Quando fioriscono diventano anche più pericolose. Hanno molto coraggio, hanno tempo ed esperienza, hanno un lavoro consolidato. Le donne diventano forti e consapevoli. Questo in generale non piace. Le donne riescono a fare pressione e ad agire sui cambiamenti con forza e determinazione.

Molti uomini non gradiscono che gli venga presa la scena, e si vendicano subdolamente con epiteti e affermazioni che denigrano la donna stessa. Mettendola in una condizione di essere vista sfiorente e non emotivamente stabile. Invece, molti non sanno che la menopausa a volte può rappresentare anche una seconda adolescenza. Nell’ultimo secolo abbiamo raggiunto molti diritti, ma la cultura fa fatica a modificarsi. Possiamo interrompere una gravidanza, ma non ne possiamo parlare. La formazione inizia dai maschietti e dalle femminucce. Le mamme hanno l’obbligo di educare i maschi al rispetto ed all’eguaglianza. I modelli familiari vengono sennò riproposti nell’età adulta. 


Una terra di confine come la nostra ha più potenziale di apertura medico scientifica?

Certamente, molti medici locali hanno studiato all’estero. La cultura del nord Europa sostiene molto la naturopatia. L’unione di culture fa approfittare nelle scelte di una medicina complementare. 


Che tipo di desideri hanno le donne che frequentano il tuo ambulatorio?

Vengono con desideri differenti, ma dopo che facciamo insieme un primo percorso capiscono che sono loro che devono prendere in mano la loro vita e i loro desideri. Noi non possiamo fare miracoli, ma solo dare gli strumenti per stare meglio e vivere meglio. Noi donne dobbiamo imparare anche ad incanalare i pensieri e le preoccupazioni ed imparare a dare ad essi la giusta importanza. Molte di noi non riescono a capire quanto siano stressate dalle prestazioni che gli vengono richieste e che reputano normali. Manca il tempo di prenderci del tempo per capire cosa stiamo vivendo e come affrontare la nostra vita. 


Hai un consiglio per aiutare una donna a decidere che si può essere fiera di sé stessa da un giorno all’altro?

Ogni giorno è un buon giorno per ricominciare e essere una nuova te stessa. Ci vuole coraggio, ma si può fare. Si inizia dalle piccole cose cercando di cambiarsi l’abito più spesso. Provando anche varie versioni di sé stesse. Per fare ciò devi essere molto sensibile nei tuoi confronti, volerti bene. Non sono i grandi cambiamenti che ti fanno mutare, ma le azioni del quotidiano. È un lavoro di apprendistato che dura tutta la vita, ed a volte si può cambiare anche lavoro.  


Cosa l’Alto Adige dovrebbe avere il coraggio di fare in termini di consapevolezza della donna?

Abbiamo pochi esempi femminili a cui rivolgere lo sguardo. Sono spesso manageriali oppure sportive. Sono soprattutto le eroine del quotidiano che possono farci da guida. Inoltre, dobbiamo incentivare le ragazze ed insegnare il rispetto reciproco. Iniziando dall’asilo, in cui l’insegnante maschile è troppo assente, nonostante siano ruoli ben retribuiti e di grande valore sociale. 

Il lavoro di consapevolezza e informazione parte comunque da noi stesse. Personalmente cerco insieme ad altre donne di svolgere delle attività per iniziare a muovere delle onde che si propagano tra le persone.  Donne consapevoli, comunicano anche in modo consapevole. Tengo dei corsi e Io faccio attraverso la meditazione e lo yoga, per rinforzare il pensiero dell’io. Poi tengo seminari femminili sulle mestruazioni, il cancro al seno e la menopausa. Ne parliamo apertamente, ci facciamo coraggio e abbattiamo i muri dei tabu. Invecchiare è naturale. Si invecchia fin dalla nascita, e questo aspetto è da vedere come un processo di crescita. Le persone anziane sono le persone saggie: sono il fiore e la radice. Il percorso deve essere quello delle felicità in ogni suo momento.



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Foto di Kathrin Fischer

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© Copyright Zoom - Cristina Ferretti,

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Redazione: Cristina Ferretti

Grafica: Aenima - Fabiana Marchesini

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